È uscito recentemente in libreria, curato da Edizioni Messaggero
Padova, un interessante studio che ricalca i programmi di catechesi avviati,
ormai da anni, da alcuni Vescovi italiani. Sono
piani d’intervento che propongono di utilizzare
l’arte come veicolo di catechesi, restituendo appunto l’arte sacra alla sua
originaria funzione: un’idea che non è certo nata ieri. Cito, ad esempio, la Conferenza
Episcopale della Toscana, che qualche anno fa sollecitava l’uso a fini
catechistici della straordinaria ricchezza artistica di quella Regione. La CEI
ha sempre incoraggiato questo tipo di catechismo, non solo perché ciò attiene
al suo precipuo compito ma anche per ribadire le opportunità che le risorse
artistiche del nostro Paese possono offrire per la conoscenza della dottrina
della Chiesa.
Andrea Dall’Asta, perciò, fa nulla di
nuovo quando scrive Dio storia dell’uomo.
Dalla Parola all’Immagine (€ 23,00). La novità della sua proposta
editoriale sta, invece, nella sua straordinaria capacità e competenza di
proporre un percorso storico-teologico-artistico-antropologico dell’opera d’arte al servizio della Fede, in
un itinerario che dal Rinascimento si dipana fino all’arte contemporanea.
Capacità e competenza, quelle
dell’Autore, accreditate da un qualificato cursus
studiorum che ne fa un interprete di tutto rispetto; come se ciò non
bastasse, ricordo che egli è sacerdote gesuita, perciò uno che, come tanti ne
ho conosciuti (per non andare tanto lontano, potrei citare Mons. Attilio Pastori,
reggente della parrocchia jesina di San Giovanni Battista), la catechesi te la
propone dall’ambone durante l’omelia.
Una riflessione che ho apprezzato molto,
tra le tante del suo copioso repertorio di proposte, è quella dell’arte intesa come medicina per il dolore
latu sensu. Perché bene si adatta
anche al disagio esistenziale di questo tempo frastornato dalla fatica
dell’esistere, sforzo che si riverbera nella carne non solo tormentata dalla
malattia.
Ricordo che il pittore olandese Johannesvan der Meer, altrimenti Jan Vermeer (1632-1675), nel suo dipinto “La lezione
di musica” (1633, Royal Collection, Londra), dipinge sul coperchio aperto della
spinetta la frase emblematica “Musica letitiæ comes medicina dolorum”, musica come medicina per il dolore.
La lezione che impartisce l’artista
protestante fa da contraltare al IV capitolo del libro di Dall’Asta, titolato Cristo, volto di un’umanità ferita.
L’Autore cita il polittico (o altare) di Isenheim (1512-1516) di Mathias Grünewald
(1480-1528), «uno dei capolavori della pittura europea del XVI secolo». «La
ricerca di Grünewald», dice Dall’Asta, «non intende presentare la persona del
Cristo a partire dalla bellezza classica, ma s’interroga soprattutto sul
significato che l’immagine di Gesù può rivestire per fedeli colpiti da
malattie, piaghe, sofferenze indicibili». È come fare parlare la bocca cui il
cuore del paziente fa dire: «In che modo il Cristo mi salva, mi libera dal
dolore e dall’angoscia della morte?». Infatti, i malati ospiti dell’ospedale
presso cui si trovava la pala avevano l’abitudine di toccare l’immagine di Gesù
che agonizza sulla croce, convinti che essa avesse poteri taumaturgici: perché
il Christus patiens è anche il Deus absconditus che si nasconde nei
drammi della precaria condizione umana.
La salvezza, qualunque essa sia, che
viene dal Verbo incarnato per condividere la condizione umana: una stupenda
catechesi che l’arte pittorica, in «un percorso necessariamente interdisciplinare»
traccia come possibilità di riappropriarsi della consapevolezza di «riconoscersi
“immagine e somiglianza” di Dio, per aprirsi alla sua conoscenza». Un cammino
di scoperta, continua Bartolomeo Sorge (Prefazione, 7), in cui non bastano da
sole né la ragione, né la filosofia, né la teologia, né l’antropologia, ma la
fede, la quale è sola “luce” in grado di dare senso pieno alla storia di Dio come
storia dell’uomo» (cfr. Papa Francesco, Lumen
Fidei).
Una proposta, quella di Dall’Asta, che
merita d’essere approfondita in un dibattito pubblico presso le biblioteche
Petrucciana o Planettiana: una sfida
culturale e catechetica che lancio sia all’Autore sia a S.E. il Vescovo
Rocconi.
Oreste
Mendolìa Gallino

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