Giano è una delle più antiche
divinità romane; sua caratteristica è il volto bifronte; il fatto di avere due
volti ha dato a questa divinità una valenza negativa: l’atteggiamento ambiguo e
opportunistico di una persona pronta a mutare opinione secondo la convenienza.
Se là c’è una valenza negativa, in
un Giubileo no, perché misericordia e
tenerezza sono lo stesso volto della
Grazia di Dio. Il Giubileo della
misericordia indetto da Papa Francesco (8
dicembre 2015-20 novembre 2016) è
anche quello della tenerezza di Dio. Nella Bolla d’indizione Misericordiæ Vultus (11 aprile 2015), Francesco
dice che far partire l’Anno Santo con la Solennità dell’Immacolata Concezione
significa rivolgere il pensiero a Maria «Madre della Misericordia» e che «il suo
sguardo ci accompagni, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della
tenerezza di Dio».
Ma che cosa significa la parola
“giubileo” e quali sono le sue origini? I copisti hanno erroneamente sostituito
il latino jubilum (allegria); mai
errore fu più perdonabile! In verità, traducendo dall’Ebraico, san Gerolamo si
trovò dinanzi il vocabolo jōbēl; pura
assonanza, a quanto pare, perché lo jōbēl
è, per estensione, il suono del corno di un montone col quale in Israele si proclamava
l’inizio di un Giubileo.
E che cosa c’entra la
Misericordia invocata da Papa Francesco? In Israele la regolamentazione di un
Giubileo vincolava a un sentimento umanitario di soccorso al bisognoso,
soprattutto proibiva l’usura...
Misericordia verso il prossimo,
dunque. Tenerezza nella relazione col prossimo, perciò. La stessa faccia di un
cammino di conversione, perché il
Giubileo è conversione intesa come sviluppo della Persona umana che conduce
a un decentramento di sé negli altri: amore per la croce di Gesù, continuata
azione liturgico-sacramentale e operosità missionaria.
Ho tra le mani un agile libro del
Prof. Ubaldo Terrinoni, O.F.M. Cap., Licenza in Scienze Bibliche e Dottorato in
Teologia Dogmatica. è intitolato
“Il Giubileo della Misericordia” (Ed. Palumbi di Teramo, che si definiscono (ad hoc!) “Editoria della speranza”). Probabilmente
uno tra i tanti che le Case editrici produrranno in questo tempo. L’eminente Autore
ha però il merito di fare (ecco il sottotitolo) “Riflessioni bibliche sul
grande evento ecclesiale” dell’Anno Santo indetto da Bergoglio.
Una frettolosa indagine mette in
luce «rapporti umani quotidiani improntati sulla base della giustizia e
non della misericordia che è nuovo perdono». Da questo presupposto Terrinoni
parte per dire che Papa Bergoglio intende questo Giubileo come «forte presa di
coscienza da parte di tutti e di ciascuno per perdonare e perdonarsi e per far
circolare la misericordia di Dio». Trovo geniale l’uso del verbo “circolare”; come
potrebbe circolare la misericordia di
Dio se l’Uomo non usasse tenerezza, ispirandosi alla tenerezza di Dio? Una circolazione che è sinonimo di contaminazione. La Redenzione ammonisce
la comunità dei credenti che senza il Vangelo
della Tenerezza non si risponde in pieno al Vangelo dell’Amore che Gesù ci ha lasciato, altrimenti si rischia
di diventare incapaci di portare (far
circolare) il lieto annuncio della
Grazia.
Quell’indagine
sui rapporti umani che fa Terrinoni va in profondità: che cosa fu il vitello
d’oro nell’Antico Israele se non mancanza di fiducia in Dio? L’Uomo moderno non
ha più fiducia in Dio, perciò smette di avere coscienza (consapevolezza) del
peccato: un circolo vizioso per dire che la modernità spesso non sa che farsene
della Misericordia di Dio, innanzitutto perché non si crede in Dio stesso e tanto
meno nel suo perdono.
Ma che
cos’è la Redenzione se non il perdono di Dio mediante il Cristo, di Dio il cui cognomen nel Giudaismo (e nell’Islam...)
è proprio “il Misericordioso”?
Il
Giubileo occasione di conversione: se l’«esaltante annuncio che il regno di Dio
“è vicino”, cioè comincia a manifestarsi nel cammino di ogni uomo (...) come
necessaria risposta esige la conversione».
Certo
«l’iniziativa la prende il Signore. È lui che fa il primo passo nei confronti
dell’uomo», come dire che nelle tre
tappe della conversione suggerite da Terrinoni, la prima è l’incontro con Dio.
La seconda è perdonare. “Rimetti
a noi i nostri debiti perché noi li rimettiamo ai nostri
debitori”. Quel “perché” che
sostituisce il “come” è, se posso
permettermi l’espressione, un altro Giano bifronte. Dio ci perdona purché
sappiamo fare altrettanto; e possiamo perdonare perché siamo perdonati da Dio.
Non sono Misericordia e Tenerezza che si tengono per mano?
Infatti,
l’ultima tappa della conversione è
proprio la riconciliazione. «Va’ prima a riconciliarti con tuo fratello» (Mt
5,23-24). Non c’è alternativa, eppure, quanti di noi barano a tale proposito?
È la strada
sulla quale l’Autore c’invita a vivere questo Giubileo, perché «Dio – cito Papa
Francesco – non rimane lontano ad aspettare l’Uomo ma si avvicina e si mette al
suo fianco».
L’eco
della parabola del padre misericordioso non è lontana. Su queste pagine
scrivevo nel gennaio 2014: “Sempre pronto ad accogliere e a
sostenere, Dio è comunque conciliante, mai giudicante. Per
disegnare i tratti di quest’Amore m’ispiro sempre volentieri al dipinto di
Rembrandt intitolato Il ritorno del figlio prodigo
(1669, Ermitage, San Pietroburgo): perché mai quel vecchio canuto e curvo di
vecchiezza, sulle spalle del figlio prostrato ai suoi piedi, deve poggiare due
mani in cui la sinistra è maschile e la destra è femminile? Forse perché Rembrandt
vuol dirci che una riflessione sull’Amore tenero di un Dio che è Madre l’ha
fatta pure lui...”.
Oreste Mendolìa Gallino

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