venerdì 3 novembre 2017

SULLE TRACCE DEL SENSO. PERCORSI LOGOTERAPEUTICI

«L’uomo è responsabile
 di quello che fa, 
di quello che ama
 e di quello che soffre»
.
L’aforisma, che non è solo tale perché è il senso della sua “analisi esistenziale”, è di Viktor Frankl, neurologo, psichiatra e filosofo austriaco scomparso vent’anni fa.
Nato da famiglia ebrea, Frankl ha patito il nazismo in Auschwitz e Dachau; non sorprende che sia diventato il padre della “logoterapia”: il metodo psicoterapeutico che tende a riscoprire il senso, il significato (logos, parola) dell’esistenza dell’essere umano e a evidenziarne il nucleo profondamente umano e spirituale.
Quasi una eco di Nietzsche (1844-1900), secondo cui se l’Uomo ha il perché di se stesso (per vivere) può farsi carico di ogni domanda sul come.
Già: un perché per vivere! Ragione e senso che spolverano l’opacità rugginosa dell’inutilità per ridare brillantezza alla dignità dell’essere umano.
Secondo lo psicologo salesiano e massimo interprete vivente della scuola frankliana, don Eugenio Fizzotti, il metodo di Frankl «non sospinge in un cantuccio a leccarsi le ferite provocate da un ambiente ostile, da una struttura caratteriale difficile, da un’educazione autoritaria e permissiva, ma chiede di guardare a fronte alta davanti a sé, di respirare profondamente e a pieni polmoni l’aria della libertà e della responsabilità, di spalancare a chiunque le braccia e il cuore e di lanciarsi con entusiasmo in quell’avventura che ha come obiettivo il riconoscimento e la promozione del rispetto, della dignità e della salute integrale di ogni uomo». Sulle tracce del senso. Percorsi logoterapeutici, LAS, Roma 1998.
È a questo terreno fertile e ricco di stimoli di tradizione terapeutica che s’ispira la formazione di Marco Ceppi, noto psicologo jesino che, col suo recente libro Scintille di senso. Per una logoterapia del quotidiano (Morlacchi Editore, Perugia. € 10,00), ci offre efficaci spunti di riflessione.
Ceppi si occupa di problematiche adolescenziali legate ai fenomeni delle dipendenze, del cyberbullismo, dei sex offender e delle vittime di abuso sessuale.
Scintille di senso nasce dalla sua esperienza professionale: percorso da un sottile latente filo autobiografico, il libro è dedicato ai giovani, perché di giovani parla; racconta di giovani e del loro disagio esistenziale contraddistinto innanzitutto dall’incertezza, da un senso di smarrimento e dall’impossibilità di tracciare i contorni di se stessi in una società che, per loro, è al tempo stesso frustrante ed “emarginante” e seduttrice al consumo compulsivo dell’effimero.
Non è un caso se Ceppi cita il sociologo polacco Bauman, secondo cui viviamo una società liquida che ha abbattuto sicurezze, valori e creato falsi miti di cui i giovani sono le prime vittime…
Nootemporalità, de-territorializzazione e disinformatizzazione sono alcune delle ferite di questa liquidità sociale: se non si riesce più a pensare alla vita come a un progetto dotato di unitarietà e coerenza (pag. 147), si fa urgente il bisogno di aiutare i giovani a “sognare” per realizzare i loro progetti [pertinente è la citazione di Roberto Mancini che già da piccolo “sognava” di «farsi strada nel calcio» (pag. 31)].
Inoltre, la migrazione dai luoghi delle proprie origini culturali, spesso costretta da esigenze di sopravvivenza, ha ingenerato il disagio di non sentirsi più parte di una comunità e ha lacerato il senso di appartenenza alle proprie tradizioni.
Infine, secondo Ceppi, cartina di tornasole del diffuso disagio sociale è il rovesciamento della relazione formativa: una sorta di “mondo alla rovescia” in cui non sono più i vecchi a insegnare ai giovani ma il contrario, soprattutto per effetto delle tecnologie diffuse. Non c’è da sorprendersi, perciò, se la società liquida, che ha trasformato tutto in merce, compreso l’essere umano, è riuscita a mettere al bando la saggezza dei vecchi cui i giovani non possono più ispirarsi.
Proprio per questo motivo, Ceppi non esita a ricordare che l’umanità si salva se non perde la memoria di sé e dei propri limiti, perché uscire «rafforzati e indenni dalla crisi di senso che sta colpendo la nostra società» significa aiutare i giovani «a orientarsi nella ricerca del senso del proprio esistere…» (pag. 152).
La struttura del libro di Ceppi è piuttosto complessa ma è ben articolata: un catino che raccoglie anche molte storie di vita, in cui (e attraverso le quali) «l’autore c’invita a guardare alle scintille di senso che, come stelle nel cielo, possono illuminare il nostro cammino, dandovi un orientamento, un senso… capaci di dare direzione (…) non attraverso degli insegnamenti bensì mediante vere e proprie testimonianze di vita…» (Bellantoni, Prefazione); talvolta servendosi di metafore come la montagna, cui Ceppi è appassionato, la cui scalata è allegoria dell’impegno quotidiano al vivere una vita di qualità.
Opportuna è, dunque, la citazione di Frankl che l’Autore propone in apertura di questa sua prima esperienza editoriale: «Scrivere un libro è una gran cosa. Saper vivere è molto di più e ancor di più scrivere un libro che insegni a vivere. Ma il massimo è condurre una vita sulla quale si possa scrivere un libro».
Voglio terminare condividendo con il Lettore l’entusiasmo che ho provato leggendo il libro di Ceppi nel constatare la prolifica capacità di trarre spunti da ogni cosa quotidiana per portare avanti la sua indagine. Lo faccio ricorrendo a una citazione: «Quello che maggiormente conforta è che la psicoanalisi sembra sempre più disposta a riconoscere che il suo oggetto di ricerca è comune con quello di altre discipline scientifiche e che non può sottrarsi da confronti che mettano a prova anche l’accountability del suo metodo e della sua efficacia terapeutica. Come potrebbe commentare qualcuno, meglio tardi che mai». Alessandro Pagnini, Inchiesta sulla psiche. Il Sole 24 Ore. Domenica. 11 dicembre 2016, pag. 30.
Oreste Mendolìa Gallino

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