«L’uomo è responsabile
di quello che
fa,
di quello che ama
e di quello che soffre»
.
L’aforisma, che non è solo tale perché è il senso della sua “analisi
esistenziale”, è di Viktor Frankl, neurologo, psichiatra e filosofo austriaco
scomparso vent’anni fa.
Nato da famiglia ebrea, Frankl ha patito il nazismo in Auschwitz e
Dachau; non sorprende che sia diventato il padre della “logoterapia”: il metodo
psicoterapeutico che tende a riscoprire il senso, il significato (logos, parola) dell’esistenza
dell’essere umano e a evidenziarne il nucleo profondamente umano e spirituale.
Quasi una eco di Nietzsche (1844-1900), secondo cui se l’Uomo ha il perché di se stesso (per
vivere) può farsi carico di ogni domanda sul come.
Già: un perché per vivere!
Ragione e senso che spolverano l’opacità rugginosa dell’inutilità per ridare brillantezza
alla dignità dell’essere umano.
Secondo lo psicologo salesiano e massimo
interprete vivente della scuola frankliana, don Eugenio Fizzotti, il
metodo di Frankl «non sospinge in un cantuccio
a leccarsi le ferite provocate da un ambiente ostile, da una struttura
caratteriale difficile, da un’educazione autoritaria e permissiva, ma chiede di
guardare a fronte alta davanti a sé, di
respirare profondamente e a pieni polmoni l’aria della libertà e della
responsabilità, di spalancare a chiunque le braccia e il cuore e di
lanciarsi con entusiasmo in quell’avventura che ha come obiettivo il riconoscimento e la promozione del rispetto, della dignità e della salute integrale di ogni uomo». Sulle tracce del senso. Percorsi
logoterapeutici, LAS, Roma 1998.
È a questo terreno fertile e ricco di
stimoli di tradizione terapeutica che s’ispira la formazione di Marco Ceppi,
noto psicologo jesino che, col suo recente libro Scintille di senso. Per una logoterapia del quotidiano (Morlacchi Editore,
Perugia. € 10,00), ci offre efficaci spunti di riflessione.
Ceppi si occupa di problematiche adolescenziali legate ai
fenomeni delle dipendenze, del cyberbullismo, dei sex offender e
delle vittime di abuso sessuale.
Scintille di senso nasce dalla sua
esperienza professionale: percorso da un sottile latente filo autobiografico, il
libro è dedicato ai giovani, perché di giovani parla; racconta di giovani e del
loro disagio esistenziale contraddistinto innanzitutto dall’incertezza, da un
senso di smarrimento e dall’impossibilità di tracciare i contorni di se stessi
in una società che, per loro, è al tempo stesso frustrante ed “emarginante” e seduttrice
al consumo compulsivo dell’effimero.
Non è un caso
se Ceppi cita il sociologo polacco Bauman, secondo cui viviamo una società liquida
che ha abbattuto sicurezze, valori e creato falsi miti di cui i giovani sono le
prime vittime…
Nootemporalità, de-territorializzazione
e disinformatizzazione sono alcune delle ferite di questa liquidità
sociale: se non si riesce più a pensare alla vita come a un progetto dotato di
unitarietà e coerenza (pag. 147), si fa urgente il bisogno di aiutare i giovani
a “sognare” per realizzare i loro progetti [pertinente è la citazione di
Roberto Mancini che già da piccolo “sognava” di «farsi strada nel calcio» (pag.
31)].
Inoltre, la
migrazione dai luoghi delle proprie origini culturali, spesso costretta da
esigenze di sopravvivenza, ha ingenerato il disagio di non sentirsi più parte
di una comunità e ha lacerato il senso di appartenenza alle proprie tradizioni.
Infine, secondo
Ceppi, cartina di tornasole del diffuso disagio sociale è il rovesciamento
della relazione formativa: una sorta di “mondo alla rovescia” in cui non sono
più i vecchi a insegnare ai giovani ma il contrario, soprattutto per effetto
delle tecnologie diffuse. Non c’è da sorprendersi, perciò, se la società
liquida, che ha trasformato tutto in merce, compreso l’essere umano, è riuscita
a mettere al bando la saggezza dei vecchi cui i giovani non possono più
ispirarsi.
Proprio per
questo motivo, Ceppi non esita a ricordare che l’umanità si salva se non perde
la memoria di sé e dei propri limiti, perché uscire «rafforzati e indenni dalla
crisi di senso che sta colpendo la nostra società» significa aiutare i giovani
«a orientarsi nella ricerca del senso del proprio esistere…» (pag. 152).
La struttura
del libro di Ceppi è piuttosto complessa ma è ben articolata: un catino che
raccoglie anche molte storie di vita, in cui (e attraverso le quali) «l’autore
c’invita a guardare alle scintille di senso che, come stelle nel cielo, possono
illuminare il nostro cammino, dandovi un orientamento, un senso… capaci di dare
direzione (…) non attraverso degli insegnamenti bensì mediante vere e proprie
testimonianze di vita…» (Bellantoni, Prefazione);
talvolta servendosi di metafore come la montagna, cui Ceppi è appassionato, la
cui scalata è allegoria dell’impegno quotidiano al vivere una vita di qualità.
Opportuna è, dunque, la citazione di Frankl che l’Autore propone in
apertura di questa sua prima esperienza editoriale: «Scrivere un libro è una
gran cosa. Saper vivere è molto di più e ancor di più scrivere un libro che
insegni a vivere. Ma il massimo è condurre una vita sulla quale si possa
scrivere un libro».
Voglio terminare condividendo con il Lettore l’entusiasmo che ho
provato leggendo il libro di Ceppi nel constatare la prolifica capacità di
trarre spunti da ogni cosa quotidiana per portare avanti la sua indagine. Lo
faccio ricorrendo a una citazione: «Quello che maggiormente conforta è che la
psicoanalisi sembra sempre più disposta a riconoscere che il suo oggetto di
ricerca è comune con quello di altre discipline scientifiche e che non può
sottrarsi da confronti che mettano a prova anche l’accountability del suo
metodo e della sua efficacia terapeutica. Come potrebbe commentare qualcuno,
meglio tardi che mai». Alessandro Pagnini, Inchiesta
sulla psiche. Il Sole 24 Ore. Domenica. 11 dicembre 2016, pag. 30.

Nessun commento:
Posta un commento