venerdì 3 novembre 2017

L'AUTORITÀ PERDUTA

è lo psichiatra più famoso d’Italia ma ha fama internazionale. Nulla di strano, perciò, se a mezzanotte del 1 febbraio gli spettatori sono ancora inchiodati alle poltrone del Teatro delle Muse in Ancona. Paolo Crepet ha appena terminato la prima (a ingresso libero) delle conferenze anconetane sui rapporti genitori-figli [le prossime saranno il 22/2 (Ascoltare i figli) – 8 e 28/3 (Conflitti famigliari – Adolescenza e sessualità), ore 21 c/o il Ridotto del Teatro; prenotare al tel./fax 0712901110, € 60,00 per tutte e tre]. La rassegna è a cura della rivista “salute & famiglia - senzaetà”, con sede in Ancona, diretta da Luca Guazzati e di cui Crepet è direttore del Comitato scientifico.
Affabulatore eccellente, Crepet domina la scena con rara capacità istrionica; il suo linguaggio facile è avvolgente e fascinoso.
L’autorità perduta, suo ultimo recente libro (Einaudi, € 16,50 ben spesi), è un invito ai genitori a ritrovare “il coraggio che i figli ci chiedono”. Quale coraggio? Crepet si occupa di famiglia, perciò è il coraggio di fare il mestiere del genitore: «audacia perduta in nome del quieto vivere, così da ridursi a tirar su figli smidollati. Non certo come quello della nave Concordia, i figli – incredibile ma vero! – vogliono «capitani coraggiosi, perché nell’educazione ci vuole chi comanda, chi tiene la barra del timone. Purtroppo, la nostra è l’epoca in cui a 8 anni un bambino vive l’illusione di comandare e di avere tutto e tutti a disposizione. I comandanti devono avere il controllo della situazione; un educatore ha bisogno di redini: cioè le regole da fare rispettare, sempre, senza deroghe; di speroni: cioè il mordente da trasmettere, l’invito a sfidare ogni ostacolo. Un educatore deve stimolare alla vita, altrimenti il suo ruolo è vano e va incontro al fallimento.
Tuttavia pietra miliare dell’educazione è avere stima di chi si educa e, soprattutto, credere nel suo potenziale. Montessori diceva che ogni bambino ha delle potenzialità e che tra i giovani non ci sono “scarti”. Perciò, le risorse sono una scommessa per il futuro, non per il presente; ecco perché bisogna dire ai giovani: “Avete il futuro nelle vostre mani ma credeteci!”. Soltanto chi è ottimista crede nel futuro e ci scommette».
Tra le tante opinioni di Crepet vi è quella che «i genitori sono diventati Inps per i figli, non sanno stimolarli né fare in modo che essi credano in sé. I giovani – sembra banale ma è così – sono ciò che noi abbiamo fatto di loro».
«La crisi economica – continua Crepet – è ancora più gravosa per chi deve fare in modo che le ristrettezze economiche non gravino eccessivamente sui figli e la loro vita. In linea di massima, questa crisi può diventare un’opportunità per un Paese che deve ancora imparare che la qualità e l’ingegno ci salveranno, mentre la furbizia e il cinismo ci faranno sprofondare in una crisi epocale. Penso che la crisi sia anche un’opportunità per educare meglio i figli, spiegando loro che non tutto può essere scontato e che le cose vanno meritate e non pretese. Credo che se i genitori italiani imparassero a togliere qualcosa ai loro figli, invece che dare e basta, questa nostra comunità avrebbe un destino migliore».
Mentre ascolto Crepet, e dopo aver letto questo suo libro, sono preso da un dubbio. In quarta di copertina leggo che esso ha un taglio più “arrabbiato”: Crepet stesso l’ha ammesso in radio (Zapping, a cura di Forbice). è un libro fortemente “politico” (da pólis, nel senso di “pubblico”, non di partitocrazia…).
Ho tanta paura che, nonostante la sua forza trascinatrice, egli stesso è così “arrabbiato” perché forse, in fondo, è consapevole che a livello educativo la situazione attuale è molto grave, quasi come se ci fosse l’intima consapevolezza che, ormai, i buoi sono ormai scappati dalla stalla.
Glielo chiederò la prossima volta che lo sentirò. Per ora giro a voi la domanda: è una riflessione che i genitori devono fare…
Mondo di tanti forbiti azzeccagarbugli, nel suo “mestiere” Crepet è un maestro. Impossibile non riconoscergli il coraggio di dire cose talmente semplici e banali che lo fanno quasi sembrare retorico, scontato, banale. Crepet è un laico che propone un progetto pedagogico i cui valori sono eterni, perciò che parla pure il linguaggio della fede. E lo fa col coraggio di “chi non ha peli sulla lingua”, perché non deve genuflettersi davanti ad alcuno…

Oreste Mendolìa Gallino

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