Intervistato per esprimere un
parere sull’Enciclica Laudato si’, con
la quale Papa Francesco canta il Creato, il Vescovo Gerardo diceva che con
questo importante documento «il Papa arriva all’uomo, alle relazioni, ai lontani,
per cui la prospettiva umana è quella della solidarietà», e che, anche se «la
conversione non è semplicemente ecologica», il Papa fa riferimento «a BenedettoXVI e alla sua ecologia umana» (Voce,
12/07/2015, n. 25).
C’è, dunque, un continuum tra la visione del mondo di
Ratzinger e quella di Bergoglio: «confermando così il debito tutt’altro che simbolico
ma attualmente effettivo del magistero di Francesco nei confronti del magistero
di Benedetto XVI. Non appare un semplice caso che nei nomi scelti dai due
Pontefici sono richiamate anche le due fondamentali anime dello spirito
ecologico cristiano, la coltivazione paziente e laboriosa del creato nell’umanesimo
benedettino e la contemplazione mistica che loda Dio nelle creature, secondo l’insegnamento
di Francesco d’Assisi».
Questo filo conduttore tra i due
Papi è proposto da Leopoldo Sandonà in, Ecologia
umana. Percorso etico e teologico sui passi di papa Francesco. È un agile
libretto a cura delle Edizioni Messaggero
Padova, in cui l’Autore, docente di Filosofia presso l’ISSR di Vicenza e
della Facoltà teologica del Triveneto, responsabile del programma del Festival
Biblico e Presidente del Comitato etico per la pratica clinica dell’Ulss7-Regione
Veneto, propone interessanti elementi di riflessione sulle sfide attuali e le
buone pratiche che considerano l’ecologia umana un’esperienza sempre rinnovata
della custodia di sé, dell’altro e del creato. “Custodia” che, nella sua
intervista, il Vescovo Gerardo definiva come possibilità dell’uomo di «diventare
veramente uomo, capace di aprirsi a Dio e al prossimo nel rispetto di tutto ciò
che gli è stato consegnato» (ibid.).
Il progetto dell’Enciclica di
Papa Francesco è una sorta d’invito alla conversione
ecologica, perché non è facile ridisegnare abitudini, comportamenti e
relazioni, nonostante «l’alleanza antropo-ecologica sia in grado di costruire
ponti oltre i muri»; la custodia di se stessi, dell’altro e del creato è, infatti,
il punto di partenza della «strada dell’ecologia
umana come via maestra per parlare a tutti e per rilanciare la sfida etica nel mondo contemporaneo» (p. 12, 14).
L’Autore ritiene che i percorsi
di educazione ambientale, disciplina che è rispetto dell’alterità che nella
fattispecie s’ispira a Genesi – primitiva narrazione di
solidarietà umana col resto del creato –, trovano modelli di riferimento nell’esperienza
monastica e, in particolare, nei «Padri fondatori di un’ecologia cristiana vera
e propria»: Gregorio di Nissa, Gregorio di Nazianzo e Giovanni Crisostomo, in
particolare Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi. Una “ecologia della mente”
per imparare a stare al mondo con l’alterità e rispettarla, e di farlo con la sobrietà
cistercense, prima a sperimentare l’interdipendenza cooperativa; oppure con la
lezione camaldolese, che col suo “codice forestale” paragona l’uomo all’albero:
«la custodia e la coltivazione della foresta – scrive Sandonà – […] affondano
le loro radici nella coltivazione e nell’ascolto della Parola, meditata e
dissodata continuamente perché possa dare frutto» (p. 28, 34).
Poiché l’uomo è bene comune, «l’indebolimento
della coscienza, anche attraverso un’educazione manipolante, finisce per avere
risultati devastanti per la tenuta dell’intera società» (p. 43, 44); l’ennesimo riferimento alla piaga della corruzione è
lecito ed è utile per fare il punto sull’essere umano che ha perso ogni
riferimento alla propria dignità: «L’intera
dottrina sociale della Chiesa propone una visione delle relazioni sociali assolutamente
contrastanti con la pratica della corruzione», citazione della Nota del
Pontificio Consiglio (La lotta contro la corruzione, 2006) che l’Autore trova
pertinente mentre auspica educazione e formazione morale dei cittadini
attraverso un’ecologia umana positiva e morale (p. 67).
Se la terra è “casa comune” dell’umanità,
l’Enciclica di Papa Francesco si affretta a ribadire che «la centralità etica
dell’ecologia e la conversione ecologica sono arricchite da una serie notevole
e diversificata di implicazioni pratiche».
Fondamentale è dunque la triade dialogo – educazione – pace.
Dialogo di parole e gesti, per
aprirsi all’alterità e all’arricchimento reciproco. Educazione “integrale” come stile di vita sobrio, affrancato
dal consumismo compulsivo di beni spesso superflui, dove la famiglia, la scuola
e la parrocchia possono offrire il loro autorevole contributo formativo. Pace, che non significa solo “assenza”
di guerra ma disarcionamento di ogni barriera che impedisce la realizzazione
della cultura della cura in cui
vivono gratuità e fraternità «come modalità strutturate di
relazione con sé, con gli altri e con il prossimo» (p. 115 ss.).
Un invito, quello dell’Autore, ad
avere un atteggiamento sincero di umiltà verso Dio, il prossimo e la Terra;
certo nella prospettiva di una conversione ecologica, «prima che sia troppo
tardi», ma anche per «ritrovare il gusto di Dio»…
Oreste Mendolìa Gallino

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