martedì 13 ottobre 2015

MISTICA (CHIESA VISIBILE E CHIESA INVISIBILE)

Intervento complesso e complicato; non certo una conferenza ma un’esposizione della sua esperienza di studiosa di mistica. È l’appuntamento, il 6 giugno scorso, della Dott.ssa Antonella Lumini, della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, presso la sala dell’Azione Cattolica, attigua alla Chiesa jesina dell’Adorazione. La persona giusta e l’evento giusto nel luogo giusto… È difficile parlare di esperienza mistica in un tempo intriso di pragmatismo sprezzante; soprattutto se il crollo della cosiddetta new economy è, in vero, crisi profonda di valori. Basta ammetterlo, per mettere da parte gli equivoci.
Chiesa visibile e Chiesa invisibile è il tema dell’intervento: una riflessione biblica sui doni dell’Amore dello Spirito Santo al mondo grazie alla Rivelazione di Gesù, il Risorto.
L’argomento ha attinto al Vangelo di Giovanni, ove linguaggio e scopo di scrittura offrono una versione mistica dell’esperienza terrena di Gesù. L’Evangelista dice d’essere il “discepolo che Gesù amava”: accanto a Gesù nell’Ultima Cena (13,23); presso la Croce, insieme alla Madre e alle altre donne (20,26-27); più veloce di Pietro, infine, quando corre al sepolcro del Maestro (20,3-5).
Particolare relazione e rapporto speciale tra la creatura e il suo Creatore: è questo il terreno sul quale il seme della mistica nasce e fiorisce in tutte le sue esperienze umane e soprannaturali. Un problema di “elezione”, in realtà: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (15,16); argomento al centro della missione paolina e nucleo del pensiero di Lutero.
L’elezione, tuttavia, non sia fonte di orgoglio e presunzione: «Dio ama tutti in modo incondizionato e universale – precisa Lumini –. Tra Abele e Caino sembra che sia in atto una sorta di differenziazione tra i due fratelli allorché Dio osserva con favore le offerte del primo rispetto a quelle del secondo (Gn 4,3 ss). Non è così; Caino abbassa la testa perché allontana lo sguardo di Dio: decide d’interrompere la sua relazione con Dio». «Proprio della frattura della relazione tra Dio e il discepolo, abbassare lo sguardo è simbolo dell’allontanamento della creatura da Dio, parametro della “inconsistenza” dell’intimo rapporto tra la Persona e Dio»; questa, in sintesi, per la Dottoressa Lumini, la cartina di tornasole con la quale testiamo la nostra risposta all’Amore di Dio che c’invita a una comunione speciale.
Il circolo d’Amore che crea unione, in cui la creatura fa esperienza di comunione col suo Creatore, è esposto nel Vangelo giovanneo nei cap. 14, 15 (il cosiddetto “testamento di Gesù”) e 17 (detto “la preghiera di Gesù”): «(…) io sono nel Padre e il Padre è in me (14,11); chi ama me sarà amato dal Padre mio (14,21); se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (14,23); come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi (15,9); come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi (17,21)».
La via dell’Amore diventa la via regale dell’effusione dello Spirito Santo, che è Amore per eccellenza; offerto in dono all’umanità, sia attraverso il Figlio sia mediante la Pentecoste, lo Spirito irrora il mondo di pienezza.
«La via mistica (mistico ha la stessa radice della parola mistero) è contrassegnata dall’abbandono completo al mistero e alla profondità in cui accadono i miracoli, luogo dove l’azione divina non trova ostacoli. La Chiesa – prosegue Lumini – è realtà concreta e tangibile, è Chiesa visibile, ma non deve rinunciare alla via mistica attraverso la quale può vivere intimamente con Dio (Chiesa invisibile), chiamata a vivere con responsabilità la propria vocazione».
Interessante, a conclusione dell’intervento, la riflessione sul dialogo tra Gesù è Pietro alla fine del Vangelo giovanneo. Secondo la Relatrice, la domanda di Gesù «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?» (21,15) è pertinente al tema del suo intervento e si presta ad alcune interessanti interpretazioni. Ella fa ricorso a Echkart di Hohenheim, alias Meister Eckhart (1260/1327), maestro di Teologia all’Università di Parigi, mistico tedesco il cui pensiero è incentrato sull’essenziale unità dell’anima con Dio.
Se la risposta a quella domanda è positiva, secondo il Maestro renano Pietro è in grado d’esser guida della Chiesa “perché chi ama di più fa da guida a chi ama meno”.
Eckhart ritiene pure che la domanda di Gesù a Pietro sia da mettere in relazione al primo Comandamento: soltanto l’amore per Dio è la fonte primaria cui ognuno, in particolare il pastore, deve attingere per amare il prossimo. Tuttavia, il mistico medievale ammonisce: “Chi ama Dio più del prossimo lo ama bene ma non perfettamente; perciò non è ancora nella pienezza dell’Amore”. È una pienezza, termina la Dottoressa Lumini, che diventa tale grazie al cammino spirituale che l’anima fa nella sua relazione intima con Dio. Infatti, quando Gesù chiede a Pietro di pascere gli agnelli intende parlare della fede giovane della Chiesa che sta per nascere; e quando l’invita a pascere le pecore intende dire che la Chiesa, diventata adulta, è invitata a fare il cammino verso la pienezza del suo intimo dialogo con Dio.

Oreste Mendolìa Gallino
Sandro Botticelli, Natività mistica (part.), Londra, National Gallery

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